Sulle tracce dell’idea di Europa: intervista a Glauco Maria Cantarella

Inchieste del Ratto, aprile 2013

 

A poche settimane dal fatidico 9 maggio, Festa dell’Europa e data del debutto del Ratto d’Europa al Teatro Storchi di Modena, il team delle Inchieste del Ratto ha deciso di fare un salto indietro di alcuni secoli alla ricerca dell’idea di Europa, con l’aiuto del professor Glauco Maria Cantarella, docente di Storia dell’Europa medievale all’Università di Bologna.

 

Professor Cantarella, iniziamo con una domanda difficile: quando nasce l’Europa?

L’«Europa» di oggi, quella che ci è familiare e quotidiana, è un frutto del Novecento, maturato attraverso un drammatico cammino politico dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’idea di Europa in sé, invece, nasce nel medioevo: vale a dire, l’Europa come dimensione geografica e culturale. È nel medioevo che si possono collocare le radici d’Europa. Nell’antichità classica e durante i molti secoli dell’Impero Romano, «Europa» era stata solo una espressione geografica, caratterizzata da confini piuttosto variabili e comunque costituita per differenze: con l’Asia soprattutto, e in ogni caso con qualunque altra entità geografica abitata da chi non era greco o romano. Ovviamente con ciò si intendeva: qui gli uomini e i governi migliori, che hanno conquistato il mondo, lì gli uomini per natura servili e barbari, che non hanno saputo difendere la loro libertà.

 

E nel medioevo?

Innanzitutto c’è uno spostamento di piani verso l’Occidente. Forse anche perché la parte occidentale dell’impero viene riorganizzata profondamente fra III e IV secolo. Sta di fatto che l’Occidente assume un ruolo che non perderà più: papa Gregorio I, negli anni di passaggio fra i secoli VI e VII, chiama «Europa» la porzione di mondo che i bizantini hanno lasciato in mano ai barbari e che dunque non sono degni di rivendicare più perché non sono stati capaci di difenderla: l’Occidente, insomma. Non è detto che essa fosse caratterizzata dal cristianesimo; nel 732, quando i franchi di Carlo Martello respinsero un’incursione degli arabi di Spagna nella famosa e forse mai combattuta battaglia di Poitiers, si parlò di «europei» (di Europeenses) in contrapposizione agli «arabi» in senso geografico e senza le connotazioni religiose che vi si sono volute vedere dal secolo XVIII in poi.

 

Europa versus arabi ed Europa versus Impero Romano d’Oriente: ancora una volta una definizione «per contrasto»…

Il problema magari risiede nel fatto che l’Europa, dal punto di vista geografico, è abbastanza incerta: è un subcontinente, dove inizia e dove finisce? L’Oceano Atlantico è la sua frontiera o il suo confine? E il suo confine, fin dove sfuma? E a Oriente? Le testimonianze medievali in merito al termine «Europa» non sono, alla fine dei conti, così frequenti, eppure esso si arricchisce di significati che si modificano in continuazione.

 

Per esempio?

Per esempio in età carolingia esso coincide con l’area dell’impero dei franchi. Con il consenso del papa, rinnovatore della gloria dei romani (ma i bizantini non sono affatto d’accordo!) l’imperatore è il «padre dell’Europa», che va dal Mare del Nord a Benevento, da Vienna a Barcellona. E che è caratterizzata da una relativa uniformità di istituzioni, tanto in campo laico come in quello ecclesiastico.

 

Che margine di sovrapposizione c’è tra Europa e mondo cristiano?

Le fonti non ci autorizzano ad identificarli, se non a patto della sovrainterpretazione (come è accaduto per uno dei pretesi sermoni pronunciati a Clermont nel 1095 da papa Urbano II per bandire la I Crociata, in realtà opera di Guglielmo di Malmesbury, un monaco al servizio della corona inglese). E comunque «cristiano» non significa necessariamente «romano» o «cattolico». Nel 1332 un frate domenicano scrive: «Sono molti i popoli cristiani dell’Europa, e di diverse lingue, che pure non camminano con noi nella fede e nella dottrina». Questa è una testimonianza eccezionale, perché proviene dall’Ordine che forniva gli uomini e le strutture per combattere le eresie (ne sapevano qualcosa anche i Francescani...), dunque è per così dire una fonte militante e che ha il polso della situazione effettiva: e deve riconoscere che l’«Europa» è più vasta dell’area dell’osservanza cattolica. Senza dimenticare il fatto che le regioni sulle coste del Baltico (Estonia, Lettonia, Lituania) sono francamente pagane e lo resteranno fin quasi alla metà del secolo XV.

 

E da allora l’«Europa» continuerà ad «espandersi»?

Forse non c’è un «da allora»... Continuerà ad espandersi o a essere riformulata costantemente. A mano a mano che le mire e le conquiste dei suoi re e dei suoi popoli si estendono, e a mano a mano che il cristianesimo viene abbracciato da nuove popolazioni, l’Europa si allarga ad includerle. Studiando il medioevo ci troviamo di fronte ad un’Europa «a fisarmonica»: in determinati momenti si dilata, in altri si contrae, come il respiro. Non per niente alla metà del secolo XIX la Turchia, centro dell’Impero Ottomano, è ammessa al «consesso delle nazioni europee» nel congresso che deve sancire la fine della guerra di Crimea – quel consesso al quale l’Impero degli Zar, che aveva incominciato ad affacciarsi sull’«Europa» solo fra XVI e XVII secolo, era, in quel tempo, già automaticamente inserito.

Riccardo Tabilio, Valeria Sacco, Giulio Boato